Sunday, November 12, 2006

STANNO TUTTI BENE ( I CORTISTI )


A giudicare dai filmakers, il cinema italiano sta bene. E' vivo e vegeto, si compiace delle sue variazioni e disegna un universo non così sommerso ma di certo implosivo che basterebbe per fare del cinema italiano il migliore al mondo. Sto parlando dei cortisti, di tutti quei ragazzi ( o ex ragazzi ) che si sbattono per produrre ( spesso autofinanziati ) e realizzare, dopo averlo scritto, il loro cosiddetto corto. Prodotto che può andare da una manciata di secondi alla mezzora buona, dentro il quale si trova spesso ( non sempre, per carità...) il segnale di un autore già definito, di una capacità straordinaria di usare il mezzo filmico, sia per stile che per spessore di narrazione ( anche perchè va sfatato il luogo comune che il corto debba essere per forza sperimentale, ai confini con la videoarte! ). Idee a profusione che basterebbero al cinema dei "grandi" per far svoltare un'intera stagione. Genialità che spesso non cozza anzi si sposa con gli scarsi mezzi produttivi a disposizione. Altro luogo comune da sfatare: il no budget. Non sempre i corti non hanno produzione. E' vero che non hanno mercato ma una produzione spesso si riesce ad averla, a forza di sovvenzioni e sponsor. Un'altra caratteristica del cortista medio è: vuole fare il salto al lungo? Sì, spesso sì, basta che non trasformi il suo film in un promo delle sue qualità, della sua "poeticità", della sua "visionarietà" tanto per convincere qualche produttore a fargli fare il salto. Fortunatamente questa casta non è diffusissima. C'è chi a fare il salto al lungo non ci pensa nemmeno e rimane fiero della propria specificità: non puntando alla sala cinematografica, il cortista duro e puro si ciba di festival, è molto informato sulle novità e sulle meraviglie del digitale, cura all'inverosimile il proprio film concentrandosi sulla natura e sulla struttura del corto stesso: è questo il filmaker che può, volendo, sfornare capolavori brevi, che spesso non hanno la struttura del film e nemmeno sono uno spot dimostrativo delle proprie qualità, ma riescono a vivere di vita propria e a comunicare qualcosa senza l'ansia di diventare qualcos'altro.


Elvio Calderoni