Monday, November 27, 2006

CIAO DELIAN




DELIAN HRISTEV TAXIDRIVERS GRAFIC DESIGNER

Grazie Delian, senza di te questa rivista oggi probabilmente non esisterebbe. Cerca di stare bene lassù tra gli angeli.

RESTA IN PACE

CIAO DELIAN

Thursday, November 23, 2006



Regia: Momoru Oshii
Musiche: Kenji Kawai
Produttore: Kodansha
Tratto da: omonimo manga di Masamune Shirow
Anno: 2006

Dopo undici anni ecco finalmente giungere in tutte le sale italiane il seguito del Ghost in the Shell uscito nel lontano 1995 e che ha avuto un enorme successo non solo presso gli appassionati del film d’animazione di fantascienza. Ancora una volta si tratta dell’adattamento cinematografico del manga di Masamune Shirow e ancora una volta è magistralmente diretto da Mamoru Oshii ( regista di Avalon, film ispiratore di Matrix).Se il primo film è maggiormente incentrato sul Maggiore Kusanagi ( protagonista anche della serie animata) il seguito è incentrato sul suo compagno, Bateau. Nel 2032 le macchine cioè i cyborg sono i migliori amici dell’uomo, spesso utilizzati anche per soddisfare i propri illegali desideri sessuali (in questo caso si chiamano gynoidi). Ma questi gynoidi improvvisamente uccidono i loro padroni e si autodistruggono, azione anomala per un cyborg. Bateau e la Sezione 9 indagheranno sul caso fino a una conclusione che non è il caso di rivelare. Non mancano le citazioni al primo film, le spettacolari ambientazioni barocche e i dialoghi pieni di sentenze, dal tono filosofico e pessimistico. Le musiche curate da Kenji Kawai (uno dei musicisti più apprezzati nel mondo degli anime) rendono a volte troppo lente le scene rese già pesanti da un uso a mio parere smodato del 3D che non si sposa perfettamente con la bidimensionalità dei personaggi. Un film non solo per appassionati e neanche solo per chi ha voglia di una bella storia cyberpunk: ed è un vero peccato che sia rimasto nelle nostre sale per nemmeno due settimane.

Dario Di Lella

Saturday, November 18, 2006

OGNI VENERDI PRENDI LA TUA BICI



Critical Mass : LA MASSA CRITICA


Critical Mass traduzione: Massa Critica, ovvero una massa di migliaia di “bikers” che mettono in discussione l’invadenza automobilistica nelle città.
Quello dei Critical Mass è un movimento pacifista internazionale che parte quasi vent’anni fa a San Francisco arrivando a coinvolgere paesi come l’India, la Russia, l’Inghilterra, la Francia, l’Ucraina, tutto il nord Europa e chiaramente anche l’Italia.
I C M, come spesso si autodefiniscono, si propongono sempre nella stessa veste ( in bici ) e con lo stesso motto: + bici – stress + vivibilità e allo stesso tempo sposano cause importanti, quasi sempre internazionali. Un esempio: la grande manifestazione svoltasi a Roma intitolata “L’interplanetaria” in concomitanza con i Critical Mass di Berlino, Barcellona, Toronto, San Francisco, Los Angeles, L’Avana e Buenos Aires. I C M in migliaia hanno gridato a tutto il mondo la solidarietà per i prigionieri politici di Ateneo e l’ indignazione per il fare repressivo della polizia messicana. O ancora il 2 maggio, quando i C M hanno manifestato pacificamente a Bologna “Riprendiamoci l’Aria” e hanno pedalato per dire NO alle centrali turbogas e SI’ alle fonti energetiche rinnovabili e alla gestione razionale dei rifiuti. O il memorabile “Funerale dell’automobile” il 5 novembre del 2005 ad Andria.
E’ incoraggiante che anche qui a Fiat-landia la bici diventi per migliaia di persone uno strumento per manifestare ed essere “presenti” nelle città perché, anche se facciamo finta che non sia così, in un modo o nell’altro le questioni di carattere sociale riguardano tutti noi. Ed è incoraggiante anche che la percentuale di persone che ha scelto di usare la bici per uscire, andare al lavoro e all’università sia notevolmente aumentata negli ultimi anni. E’ chiaro però che anche se la bici è un mezzo economico ed ecologico efficiente è ancora un fenomeno ai margini della società. In molti comuni si assiste ancora a veri scempi urbanistici, dove piuttosto che rendere il proprio paese a misura d’uomo, creando ad esempio piste ciclabili, si preferisce raddoppiare i parcheggi a pagamento. E questo lascia noi tutti un po’ perplessi…

Per coloro interessati ad avere informazioni su questo movimento vi ricordo che a marzo 2003 è uscito il libro Critical Mass edizione Feltrinelli. Il loro sito è http://www.critical-mass.it/
Il prossimo appuntamento è a Roma Piazzale Ostiense ultimo venerdi del mese ovviamente in bicicletta.



Fabiana Mingardi

il ciclista urbano e' per sua natura un inventore...di un nuovo equilibrio che rimettera' in marcia la citta’
http://www.critical-mass.it/

Friday, November 17, 2006

DINO AUDINO EDITORE

Direttamente da dietro le quinte delle case editrici italiane, vi spieghiamo attraverso le parole degli editori come nascono i libri che hanno attinenza con la settima arte. Per il secondo numero della nostra rivista abbiamo parlato con Max Giovagnoli, ufficio stampa ed editor della Dino Audino Editore, e autore di diversi libri sulla scrittura creativa e sui media.


Come e quando nasce la casa editrice Dino Audino?

La casa editrice è stata fondata nel 1987 da Dino Audino, che prima era direttore editoriale della Savelli, e si è subito specializzata nella formazione nelle discipline del Cinema, del Teatro e dello Spettacolo. Ultimamente la nostra produzione si è estesa alla Scrittura creativa e ai Media.

Vista la crisi che coinvolge la maggior parte della piccola e media editoria il fatto di esservi specializzati – come casa editrice - in un settore come il cinema vi ha aiutato o vi ha penalizzato?

Entrambi. Avere un pubblico appassionato – come noi – al cinema, al teatro e allo spettacolo ci mette al riparo dal generalismo e dal “supermercato” della narrativa, ma allo stesso tempo ci spinge ad essere molto prudenti e aggiornati nelle uscite. Neppure un terzo delle librerie italiane è provvista di un “settore spettacolo” ancora oggi.

Riguardo il vostro catalogo. Script, Testi, Registi, Taccuini e i Manuali, sono da considerarsi delle collane o le definite in altri modi e come avviene la scelta degli argomenti?


Abbiamo optato per la scelta di collane trasversali nelle discipline dello spettacolo per mettere al centro del prodotto editoriale l’approccio del nostro pubblico. Tutte le nostre collane raccolgono al loro interno testi di cinema, teatro, media, musica e spettacolo ma ciascuna di esse lo fa in modo diverso. Più divulgativo (Taccuini), più teorico e approfondito (Manuali) o accademico (Ricerche).

Quali sono i registi che vi affascinano di più?

Quello dei registi è un argomento spinoso, e non solo una questione di gusti. Negli ultimi tempi abbiamo deciso di pubblicare registi significativi cercando di anticipare il dibattito e l’aura “cult” che alcuni di loro stavano raccogliendo intorno a sé. Ci siamo riusciti sia con Wong Kar Way che con Kim Ki Duck, ma il mercato non è ancora pronto ad assorbire grandi tirature in questo senso, dunque bisogna essere particolarmente oculati.

Parliamo dei vostri corsi di formazione.


Da undici anni organizziamo il Corso di Formazione per Sceneggiatori per RAI Fiction. Si tratta di un’esperienza unica nel Paese, sia per l’approccio (l’analisi strutturale del copione e dei maggiori esperimenti di fiction audiovisiva e cinematografica) che per i docenti, che contano alcuni dei principali editor italiani, statunitensi e internazionali. Moltissimi dei professionisti che lavorano nelle principali fiction di oggi, sia in Rai che in Mediaset, sono passati per le nostre aule in questi anni.

Se volete saperne di più sulla Dino Audino Editore trovate le news su http://www.audinoeditore.it/

Monday, November 13, 2006





















Gli uomini di Joe Cabot sono a vostra disposizione. E’ uscito per la Eidos il videogioco ufficiale legato al capolavoro di Quentin Tarantino: Le Iene. Trama, cronologia ed eventi sono stati rispettati alla perfezione ora sta a voi organizzare il piano perfetto e uscire indenni da questa storia.
Da notare che anche nel gioco come nel film si parte dalla fine per arrivare all’inizio. Interessante – tra le altre cose - il fatto di poter governare il livello di adrenalina del proprio personaggio e di scatenare devastanti tecniche di “controllo delle folle”. Scoprirete da protagonisti che cosa è andato storto secondo Eddie il bello, che cosa ne è stato di Mr Blue e Mr Brown e dove ha nascosto i diamanti Mr Pink. Ma cercate di rimanere lucidi, non c’è bisogno di sparare ai passanti o alla polizia se non siete stati riconosciuti. Gli inseguimenti, la colonna sonora anni settanta, la violenza, il tutto ci riporta in pieno alla pulp story tarantiniana. Avete fallito il colpo, adesso dovete mettervi in salvo. Buon divertimento.

Genere: Azione
Publisher: Eidos
Sviluppatore: Volatile Games
Piattaforma: Pc, PS 2
Data di uscita: 15 settembre
Distributore esclusivo: DDE

Sunday, November 12, 2006

STANNO TUTTI BENE ( I CORTISTI )


A giudicare dai filmakers, il cinema italiano sta bene. E' vivo e vegeto, si compiace delle sue variazioni e disegna un universo non così sommerso ma di certo implosivo che basterebbe per fare del cinema italiano il migliore al mondo. Sto parlando dei cortisti, di tutti quei ragazzi ( o ex ragazzi ) che si sbattono per produrre ( spesso autofinanziati ) e realizzare, dopo averlo scritto, il loro cosiddetto corto. Prodotto che può andare da una manciata di secondi alla mezzora buona, dentro il quale si trova spesso ( non sempre, per carità...) il segnale di un autore già definito, di una capacità straordinaria di usare il mezzo filmico, sia per stile che per spessore di narrazione ( anche perchè va sfatato il luogo comune che il corto debba essere per forza sperimentale, ai confini con la videoarte! ). Idee a profusione che basterebbero al cinema dei "grandi" per far svoltare un'intera stagione. Genialità che spesso non cozza anzi si sposa con gli scarsi mezzi produttivi a disposizione. Altro luogo comune da sfatare: il no budget. Non sempre i corti non hanno produzione. E' vero che non hanno mercato ma una produzione spesso si riesce ad averla, a forza di sovvenzioni e sponsor. Un'altra caratteristica del cortista medio è: vuole fare il salto al lungo? Sì, spesso sì, basta che non trasformi il suo film in un promo delle sue qualità, della sua "poeticità", della sua "visionarietà" tanto per convincere qualche produttore a fargli fare il salto. Fortunatamente questa casta non è diffusissima. C'è chi a fare il salto al lungo non ci pensa nemmeno e rimane fiero della propria specificità: non puntando alla sala cinematografica, il cortista duro e puro si ciba di festival, è molto informato sulle novità e sulle meraviglie del digitale, cura all'inverosimile il proprio film concentrandosi sulla natura e sulla struttura del corto stesso: è questo il filmaker che può, volendo, sfornare capolavori brevi, che spesso non hanno la struttura del film e nemmeno sono uno spot dimostrativo delle proprie qualità, ma riescono a vivere di vita propria e a comunicare qualcosa senza l'ansia di diventare qualcos'altro.


Elvio Calderoni

Saturday, November 11, 2006

PROFESSIONE SCENEGGIATORE? LE 10 REGOLE FONDAMENTALI

Mi è stato chiesto di dare dei consigli a coloro i quali si volessero addentrare nel fantasmagorico mondo della scrittura per l’audiovisivo.

La prima cosa che mi viene in mente è ovviamente consigliarvi di lasciar perdere questo mondo effimero, pieno zeppo di raccomandazioni, nepotismo e ragionamenti da venditori di DVD.
Per fare questo mestiere, oltre ovviamente ad essere degli scrittori sufficientemente allenati, dovete avere del pelo sullo stomaco tipo quello sfoggiato in Austin Powers.
Nei primi tempi, vi capiterà di collaborare con sedicenti produttori, i quali, prima, apprezzeranno molto i vostri scritti e poi vi commissioneranno imbarazzanti storie ambientate nel loro locale.
Vi si chiederà di collaborare, la maggior parte delle volte gratuitamente, alla scrittura di soggetti per bizzarre pubblicità di prodotti locali. Vi contatteranno da Milano per scrivere velocemente un cortometraggio di fantascienza che “deve andare a Venezia”.
Amici degli amici vi chiederanno dei soggetti per un corto che deve fare parte di un lungo. Alcuni amici, poi, penseranno a voi per quel progetto e siccome sono amici, farete avere loro nel giro di un solo giorno la sceneggiatura, per scoprire mesi dopo, che è stata realizzata e proiettata all’Auditorium con delle piccole modifiche, in quanto il promotore dell’associazione, noto primario che sembra prodigarsi per il prossimo, ha in realtà raggirato i giovani produttori per avere dei finanziamenti.
La sceneggiatura è un’arte decisamente difficile da imparare, ma sicuramente più semplice dell’astrofisica. Per questa semplice ragione, il mondo è popolato di personaggi che spediscono ai festival vera e propria immondizia letteraria, senza sapere di farlo (e chi come me deve leggerla ve lo garantisce).
Per questi uomini e donne con le idee confuse e che dopo questa premessa sono ancora convinti di voler scrivere sceneggiature…

1) leggete tutti i romanzi classici prima e tutti i contemporanei dopo.

2) scrivete e soprattutto riscrivete tutto quello che vi viene in mente.

3) partecipate ai concorsi di scrittura selezionando bene ed informandovi su chi li dirige e come.

4) partecipate a laboratori di sceneggiatura e non a corsi per principianti.

5) se proprio volete seguire dei corsi, puntate su quelli migliori.

6) praticate l’arte delle pubbliche relazioni, anche se non siete portati per questo.

7) se vi interessa il cinema, visionate tutto il cinema italiano che potete e se vi interessa la fiction, guardate la tv.

8) quando sarete sufficientemente anziani da poter essere considerati degli scrittori, fatevi avanti con le produzioni.

9) lasciate perdere Tarantino e compagnia. Voi siete italiani (che se hanno seguito il punto 7, hanno capito cos’è il cinema italiano).

10) trovatevi uno straccio di lavoro se non vivete di rendita. Pochi sono quelli che riescono a sfondare.

Coloro i quali vivono di scrittura, hanno vinto concorsi di scrittura nazionali, hanno scritto fiction Rai e Mediaset, hanno preso decine di fregature e lavorato per diverse cose gratuitamente riuscendo oggi a firmare qualche film ogni tanto.
Un buon film richiede un lavoro di scrittura di minimo 2 mesi (se siete soli ed avete tutta la giornata a disposizione) che possono arrivare anche a 6 nei casi più revisionati per diverse ragioni produttive.

Ultimi consigli: Se leggete una cosa che avete appena terminato e la considerate grandiosa, leggetela con calma il giorno successivo.
Se avete paura che vi derubino del vostro prezioso scritto, lasciate perdere questo mestiere, in quanto non c’è cosa più nauseante di uno sconosciuto che si comporta come fosse Carlo Goldoni.
A tale proposito vi ricordo che i migliori sceneggiatori sono quelli che provano le battute dei loro personaggi come fanno gli americani di Sideways.
Per quanto riportato al punto 10, vi assicuro che per i primi anni, non riuscirete a vivere di sceneggiatura.

Potete chiedere informazioni riguardo il Laboratorio di sceneggiatura che si tiene a Roma durante l‘arco dell‘anno, al seguente indirizzo e-mail: screenplaylab@libero.it.
Buona fortuna.

Fabio Sajeva

Monday, November 06, 2006

“FACTORY GIRL” di George Hickenlooper Il film sulla vita e la morte di Edie Sedgwick, la musa dimenticata di Andy Warhol.



“In un futuro prossimo venturo tutti avranno il loro quarto d’ora di celebrità”, così professava, con il genio di una mente enfatica e straordinariamente voluttuosa, il padre della pop-art, Andy Warhol. Celebrità desiderata, oscurata, ambita, incarnata ma pur sempre odiata in uno spazio speciale che l’artista era solito chiamare “Factory”, il tempio dell’invenzione e del tormento. Lo studio di Warhol, aperto nel 1963 sulla quarantasettesima strada a New York, fu l’officina creativa da cui ebbe origine la pop art, l’arte fasulla delle celebrities, della cultura edonistica e narcisistica dell’america anni sessanta. A ricordare il passaggio dalla degenerazione dell’estetica Pop al Trash, arriva sugli schermi la nuova pellicola di George Hickenlooper, ispirata alla vita della giovane ereditiera Edie Sedgwick, icona delle avanguardie newyorchesi. Bella, viziata, priva di talento, inutile e drogata, Edie viene descritta come l’alter ego femminile di Andy Warhol.
Il film intitolato “Factory Girl”, che si concentra sulle relazioni erotico-sentimentali di Edie con Andy, analizza in profondità la figura contorta della debuttante che negli anni sessanta ispirò canzoni e abiti, il suo passaggio artistico, la sua ascesa e la sua rapida decadenza, fino all’anno della morte per overdose, a soli 28 anni. Un film complesso, che si propone di fotografare, attraverso l’obbiettivo della Sedgwick, magnificamente interpretata dall’attrice Sienna Miller, il dipinto astratto di una cultura che si annunciava essere liberatoria, ma che in realtà celava in sé il disagio psicologico della generazione figlia del bluff e dell’intrattenimento televisivo. C’è chi assicura che la vita stessa di Edie fu un’opera d’arte, che la sua fu un’esistenza “intensa”, ma alla domanda del perché quest’opera sia rimasta soffocata nel proprio vomito nessuno sa dare risposta. Quanto e come la creazione coinvolge tutto questo? Di che natura è la grandezza umana e perché la follia della celebrità è il mezzo più adatto per avvicinarsi alla pop-art? L’arte, concetto astratto e filosofico, si avvale del sostegno delle diversità che compongono l’essere umano e, nella sua specificità, non è soggetta a giudizi sociali intrinseci. Il linguaggio artistico non è obbligatoriamente positività e verità su un determinato argomento, ma può manifestarsi anche come negatività e falsità su un nuovo modo di percepire e sentire il mondo circostante. Grazie ad essa la nullità assume valore; al suo interno è possibile intravedervi fenomeni che vanno al di là della comprensione e del senso comune, che possono essere considerati come attimi, seppur brevi e morbosi, di vita vissuta, voluta, cercata, perchè frutti di forze opposte ma fondamentali, alterate ma mai integrate. Quello di Hickenlooper, già autore dell’apprezzato “L’ultimo gigolò”, è dunque un film sulla consumata vita di una delle tante “Andy’s girl” che affollavano lo studio newyorkese negli anni sessanta, ma più di tutto, è un film sulla “nullità” dell’ereditiera dimenticata, la diva Edie Sedgwick, così adorata dalla matita di Warhol e così straordinariamente venduta a quell’unico quarto d’ora che, per buona o cattiva sorte, ne celebrò la sua inutile morte.

Emanuela Graziani

Thursday, November 02, 2006

STEFANIA SANDRELLI LEGGE TAXIDRIVERS?