Saturday, October 28, 2006

Intervista a Paolo Morales THE STORYBOARD






Paolo Morales è uno dei storyboard-artist più apprezzati del panorama italiano. Romano di nascita, pubblica fumetti dalla fine degli anni settanta collaborando con Torpedo, Nero, L’Intrepido e L’Eternauta. Dal 1991 lavora con la casa editrice Bonelli, come disegnatore e sceneggiatore di Martin Mystere e Dylan Dog.
In televisione è sceneggiatore di Sandokan, Gennarino il mastino, L’ultimo dei Mohicani e Kim, di prossima programmazione .Ha lavorato con F. F. Coppola, M. Scorsese, M. Hoffman, C. Donner, P. Schrader, K. Annakin, J. Lee Thompson, R. Tognazzi, T. Hill, L. Manfredi, G. Montaldo solo per citarne alcuni. Debutta alla regia nel 2006 come regista della seconda unità al film “La guerra sulle montagne”. E ha scritto il libro Narrare con le immagini per la Dino Audino editore.
Lo abbiamo intervistato a Roma e abbiamo passato una piacevole serata. Questo è quello che ci siamo detti.


Quando hai iniziato a scrivere il libro NARRARE CON LE IMMAGINI, il tuo obiettivo era davvero quello di insegnare a tradurre in immagini cinematografiche le parole di una sceneggiatura o c’era dell’altro?

… Un obiettivo preordinato non lo so se ci fosse ma scrivendolo mi sono reso conto che il piacere era nel cercare di scrivere nel modo più chiaro e più divertente possibile tutto quello che avevo imparato durante la mia professione. Siccome mi è sempre piaciuto scrivere,mi divertivo a cercare e trovare le parole più chiare e possibilmente divertenti, usare uno spirito leggero per spiegare le cose che mi erano capitate, filtrandole attraverso le mie emozioni.

Quando guardi un bel film – dopo tutti questi anni – stai ancora attento a che tipo di inquadratura viene utilizzata per una scena o la cosa ti lascia indifferente?

Chiaramente la prima cosa che succede agli allievi miei a scuola è che dopo qualche lezione vengono da me e mi dicono : <<: te possino ammazzatte m’hai rovinato er piacere de vedemme er film. >>. Perché ovviamente dopo tre o quattro lezioni cominciano a guardare se è campo o controcampo che inquadratura è ecc. A me non succede più da una vita.. se guardo una cosa che è proprio sballata va bene, ma di solito mi interessa la sceneggiatura…

E qual è – invece - l’inquadratura che ti è rimasta più impressa nel corso della tua carriera…

Una delle inquadrature più forti che mi ricordo di aver visto al cinema è l’urlo di un soldato ferito in Full Metal Jacket. E’ una inquadratura di cui parlo anche nel libro.. ( pag 103 figura 6… ). E’ una inquadratura al rallenty alla fine del film e mi viene da pensare che sia giustappunto un manifesto: l’inutilità della guerra.
Un'altra inquadratura che mi ha colpito tantissimo è quella di un cavallo morto nel film Kagemusha di Kurosawa un film del quale mi sono innamorato quando facevo il militare nel 1980 e in quel film c’è l’idea geniale di fare la battaglia in cui non si vede la gente uccisa..
Un’altra immagine forte che vidi da bambino e che mi è rimasta in testa il film Tamburi lontani di Gary Cooper: quando esce fuori questa faccia dell’indiano tutto nero nella foresta. Tra le cose più recenti una scena de Il sesto senso quando al bambino nella cameretta viene presa la caviglia da una mano sotto il letto.

Quali sono secondo te le sceneggiature più rappresentative del cinema italiano di questi anni ?

La meglio gioventù anche se tutto il percorso di Boni che prima è bravo e poi diventa un poliziotto secondo me è assurdo.
Le conseguenze dell’amore: Tony Servillo è uno degli attori che preferisco in assoluto insieme a Giannini. L’ho visto a teatro a recitare in Sabato domenica e lunedì e riusciva sempre a essere sopra le righe.. di una bravura impressionante..
L’Imbalsamatore. La cosa impressionante di questo film è la commistione fra realtà e finzione. Non sai dove finisce l’una e inizia l’altra. Ottimo il cast. Matteo Garrone gioca spesso a miscelare la finzione con la realtà e i suoi personaggi sono persone che non sembrano recitare ma vivere..Certo a livello di sceneggiatura perde qualcosa.
L’ultimo bacio invece lo trovo calibrato perfettamente. I personaggi sono giusti, la sceneggiatura funziona anche se la generazione dei grandi è un po’ meno credibile..
Pani e Tulipani in cui c’è un personaggio molto letterario che fa cose incredibili ma riesce a rimanere credibile.
Pane e tulipani, L’ultimo bacio, Le conseguenze dell’amore, La meglio gioventù, L’Imbalsamatore e anche Le fate ignoranti mi hanno riconciliato con il cinema italiano.

Che cosa pensi del cinema italiano?

Io ho una idea, non sono sicuro perché non sono sicuro di niente ma penso che uno dei peccati capitali del cinema italiano sia l’atteggiamento. E l’atteggiamento è questo: l’altro giorno sono stato a una festa e ho beccato un amico che mi ha detto: <> e allora? È televisione.. è televisione nazionale che vuoi di più, fai una cosa degna, falla al meglio che puoi… invece l’atteggiamento è “no, devo fa sta cosa… sai com’è” e questo perché siamo un popolo di poeti e secondo me il marcio è lì… e sta cosa la dico da quando avevo vent’anni.

Cioè tu dici che bisogna fare le cose fatte bene qualsiasi cosa sia?

Dico che bisogna fare le cose con attenzione, con impegno e con umiltà anche se si tratta di fare una cosa che non è l’espressione massima della tua espressività …. Se ti danno da fare una puntata di un telefilm la devi fare al meglio pensando che attualmente le cose migliori escono fuori dalla televisione e io penso nello specifico dalla televisione americana e australiana .. ci sono Lost, 24 ore, ER, Alias, C.S.I. Una sequenza di serie che hanno tutte una fortissima idea di base, una grandissima professionalità, una sceneggiatura sempre attentissima a non essere scontata ma a cercare di sorprendere e l’umiltà di cercare di dare il massimo al pubblico.
Ho scoperto che Martin Luther King diceva più o meno così: <<>> questo è quello che fanno loro… quello che diciamo noi invece è. <>..

Tu nella vita tra le altre cose fai lo sceneggiatore, com’è il panorama in Italia da questo punto di vista secondo te?

In Italia mediamente ci troviamo di fronte a sceneggiature molto brutte mentre i prodotti che vengono dall’estero purtroppo ci surclassano. Hanno tutte una personalità spiccatissima, hanno una caratteristica unica sia di tecniche di ripresa che di racconto che di scelta di personaggi. E tutti hanno una idea forte. Ti parlo di sceneggiature americane e australiane…Le casalinghe io non l’avevo visto ma dopo qualche puntata mi hanno chiamato in momenti differenti diversi amiche che io stimo. Non potevano più farne a meno e ti parlo di donne che lavorano nelle università, che scrivono libri. La cosa incredibile è che il meglio sta arrivando dalla televisione e non dal cinema come è stato per il passato. C’è un lavoro che ho fatto con Campiotti che si chiamava Zivago che in Italia è andato bene ma non benissimo, in Inghilterra è andato benissimo, ha spopolato e questo perché era un prodotto di alta qualità. Un produttore italiano parlando di Zivago mi ha detto: <>. Però è una cosa abbastanza contraddittoria perché il prodotto italiano fatto particolarmente bene non va, mentre il prodotto americano fatto bene va perché quello ha gli ingranaggi che attraggono lo spettatore e se lo portano dentro.

Ingranaggi a livello di sceneggiatura?

Ingranaggi a livello di sceneggiatura combinati con la tecnica di regia, combinata con il ritmo della narrazione, combinata con il lavoro fatto a livello industriale pensando non solo a una puntata ma a 24 puntate se non addirittura 48. Facendo la mia piccola serie italiana di cartoni animati io ho fatto l’editor senza essere pagato. Una funzione fondamentale come l’editor che dovrebbe essere pagato dieci volte di più di tutti gli sceneggiatori. Infatti in America guadagna un sacco di soldi e se non è bravo dopo mezza puntata lo cacciano via perché deve saper tenere in mano le fila di diversi registi, diverse sceneggiature, diverse storie ecc. In Italia è una figura vaga, non riconosciuta..

Tu sei fondatore della Scuola Romana del Fumetto. So che esiste da più di dodici anni, come è nato il progetto quali erano gli obiettivi iniziali e come siete riusciti a realizzarli?

Eravamo un gruppo di fumettari, non c’era ancora una scuola a Roma che fosse all’altezza e quindi abbiamo creato una scuola di autori. Eravamo: io, Giancarlo Caracuzzo, Stefano Santarelli, Massimo Rotondo e Massimo Vincenti. L’obiettivo nostro era fare le feste ed è quello che abbiamo fatto con più impegno e passione.. c’era la festa di fine anno ma anche quella di natale ecc ..
Risate
Tu ridi ma è esattamente così. Il fatto è che ci piaceva anche l’idea di uscire di casa perché il mestiere del fumettista è un mestiere da umanista, da pipparolo. Siccome noi non eravamo dei fumettari classici in quanto facevamo anche altri mestieri e non eravamo stati sempre chiusi dentro casa, abbiamo cercato di portare anche questo tipo di spirito anche in una scuola di fumettari.. e poi quando l’abbiamo aperta i nostri allievi erano quasi nostri coetanei e quindi fare le feste era veramente una gioia adesso che sono tutti nostri figli fare le feste diventa un po’ come andare in vacanza con la famiglia non è che sia tutto questo piacere come prima…
Risate

Torniamo al cinema. Come hai conosciuto Francis Ford Coppola? E perché ti ha chiesto di lavorare con lui ne Il padrino 3?

Mi ha chiamato la produzione italiana che si occupava di affiancare i produttori.. Ho lavorato sei mesi e ho scritto tutta la storyboard del film dalla prima all’ultima scena. Venni scelto tra un gruppo di 5 o 6 storyboarder e venni convocato subito a una riunione in cui c’erano il direttore della fotografia, lo scenografo, il produttore e Coppola. La cosa strana è che in quella riunione Coppola parlò quasi esclusivamente con me di quella che era l’idea che lui aveva di questo film. L’idea di questo film era che doveva essere l’esatta prosecuzione del Padrino 1 e 2. Lui mi ha detto: <> io dissi: <> e lui disse: <> perché quello era un film in cui c’erano tutte inquadrature strane, lui voleva invece un tipo di racconto molto classico: Campi medi, primi piani ecc ecc

Una tecnica di racconto asciutta e classica per intenderci

Esattamente.. lui disse che voleva utilizzare il più spesso possibile l’obiettivo 50 perché lui voleva qualcosa di molto realistico e quindi anche le scene di azione e di violenza voleva che fossero molto spesso senza stacchi come viste da un testimone oculare. Quindi se c’era una persona che sparava lui non si immaginava un primo piano sulla pistola, ma una immagine in cui si vede appunto uno che spara e uno che cade a terra. Io mi ricordo che dissi: <> e lui confermò e si mise a raccontare aneddoti su aneddoti.. fu molto simpatico per tutto l’arco delle riprese, aveva una caratteristica adorabile era forte coi forti e debole coi deboli cioè lui era affettuosissimo, generoso e gentile con tutte le maestranze e pare che fosse un disastro con le produzioni, litigava con tutti i capi dei capi e con quelli al suo livello..un rompicoglioni con i produttori.. con quelli come me che eravamo le ultime ruote del carro era invece molto alla mano e sempre disponibile..
Mi disse che voleva che il film fosse molto “cavalleria rusticana “ molto italiano del sud, molto Sicilia.. Mi ricordo in quei giorni a Cinecittà Il padrino 1 veniva mandato in loop continuamente dalla mattina alla sera.. perché dovevamo rifarci a quello stile ed è a quello infatti che mi ispirai per disegnare le scene della storyboard… fui lasciato per tre mesi a lavorare da solo e a disegnare tutto il film. Alla fine dei tre mesi Coppola li prese, li fece rimpicciolire, colorare e riprendere con la telecamera e montati. Divennero un vero e proprio cartone animato. Lui si metteva dentro la sua stanza con il proiettore e il giradischi e metteva il disco della cavalleria rusticana. Voleva vedersi queste cose e si incazzava perché il disco non partiva esattamente insieme allo storyboard

Come è andata invece con Martin Scorsese?

Con Scorsese ho lavorato a Gangs of New York ed è stato un lavoro interessante perché si trattava di riproporre le foto dell’epoca con i personaggi del film tra cui Di Caprio ecc e io dovevo disegnare loro che andavano messi nei giornali dell’epoca.



Lancio Story, Torpedo, Intrepido, Martin Myster. Puoi farci una breve introduzione a questi mondi così diversi l’uno dall’altro e di cui sei stato disegnatore? Che cosa li accomuna e che cosa ti ha affascinato di ognuno di essi?

Il fatto di essere narrazione. Una cosa che accomuna tutte le arti è il ritmo. Come metro di misura per capire la validità di un’opera ci si può basare solo sul ritmo.. un film che ha una buona sceneggiatura ma che non ha ritmo annoia il pubblico, lo stesso vale per il fumetto.
La cosa che mi impressiona di più è l’invecchiamento delle cose e delle forme espressive. Una cosa che mi ha colpito tanto facendo Sandokan è che io avevo goduto a 13 anni quando lo lessi per la prima volta e quando l’ho dovuto rileggere per lavoro mi sono rotto le palle in una maniera incredibile perché non succedeva niente. Era una serie di descrizioni insopportabili. Il bambino che ha formato il suo gusto della lettura su Herry Potter che come dice Steven King è tutto storia, una invenzione continua, non potrebbe mai trovare l’avventura ne I tre moschettieri e questo cambiamento è un cambiamento abbastanza recente. E se tu guardi un film del duemila è anziano, un film del 2002 è invecchiato, un film del settanta cinque è preistoria.

Beh dipende da che genere di film parli !

Qualunque genere di film.. ci sono alcuni film che sono fuori dai generi e fuori dal tempo tipo Il Padrino, tipo Kagemusha, tipo Barry Lyndon che non invecchiano mai. E invece film che fino a qualche anno fa sembravano al riparo da tutto tipo A qualcuno piace caldo che ormai non si possono più guardare, Il Laureato con quel finale che all’epoca ritenemmo fondamentale da far vedere ai nostri figli oggi i miei figli mi sputano se glielo faccio vedere perché è lentissimo. Blade Runner è un film pieno di punti morti che all’epoca erano dei punti rivoluzionari. Quando è uscita la commedia Harry ti presento Sally io dissi : <>>, oggi invece è stata surclassata da quella che è uscita qualche anno dopo C’è posta per te. C’è posta per te ancora lo guardi ma Harry ti presento Sally è stato talmente saccheggiato, visto e rivisto, e rimasticato che quando lo vedi è un dajavù continuo e la fregatura è che non vale solo per noi ma anche per i nostri figli perché quelle cose lì loro le hanno già viste e digerite e anche se non hanno mai visto il film hanno visto i saccheggi nelle pubblicità ecc quindi quello che voglio dire è che le cose invecchiano mentre lo studio delle cose e il racconto delle cose da parte di chi le insegna non prevede questa cosa. Il 99% dei film muoiono, l’1% sopravvive.
C’è un elemento che non è indagato quanto dovrebbe: l’ elemento dell’invecchiamento che entra nella qualità delle cose quindi anche nella qualità della sceneggiatura che tu scrivi oggi..